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Psicologia dell’io - Sistema Filosofico Simbolico Integrato

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Psicologia dell’io

Qui vengono ora tracciate linee generali sulla sezione relativa alla psicologia dell’io. Quest’ultima, nel contesto del presente sito così come dell’opera base, non è da intendersi come scienza ma in quanto inquadrata nell’ambito filosofico e precisamente etico.

 

L’io personale si costituisce grazie a un processo di emancipazione da tutte le posizioni ideologiche che legittimano le negatività morali provenienti dal mondo esterno all’individuo, tra cui rientrano la reazione al male con altro male, la giustificazione di fini positivi con mezzi negativi, la tendenza a privilegiare il risultato positivo (in ambito lavorativo, scolastico, ludico, ecc.) rispetto alla forza di volontà profusa per raggiungerlo (con conseguente rischio di suicidio), e ovviamente lo stesso suicidio, omicidio e tentato omicidio. Queste posizioni ideologiche (che rappresentano la parte negativa dell’io) vengono assimilate dal bambino sin dai primi anni di vita sia dalla famiglia sia dalla società che lo circonda e il processo di emancipazione da tali negatività è graduale ma si stabilizza definitivamente entro l’adolescenza.

 

Oltre alle negatività provenienti dal mondo esterno, vi sono quelle che si determinano all’interno dell’individuo. Infatti il dolore corporeo che prova l’individuo lo può condurre a produrre un’ideologia che giustifica il male commesso ad altri con il proprio dolore corporeo; allo stesso modo la paura della morte o del tempo infinito dopo di essa può determinare all’interno dell’individuo un’ideologia negativa che giustifica il suicidio o l’ateismo.

 

Una volta stabilizzatasi l’opposizione alle ideologie o agli atteggiamenti filosofici negativi appena considerati (definita dal gruppo simbolico 19 small), si concretizza nell’individuo la sua parte positiva. Quest’ultima si presenta sdoppiata in parte pensante (rappresentata da tutti i principi etici positivi fondamentali che risultano dall’emancipazione dal male e che valgono anche nel futuro) e parte agente (una zona mentale dell’io che applica tutti i principi etici positivi nel contesto della vita quotidiana).

 

Ora si procede, anche mediante il ricorso ai simboli, alla definizione della parte pensante, espressa dal gruppo 20 small. Essa si costituisce attraverso la trasformazione dell’opposizione al male, definita dal gruppo 19 small, in concetti base da applicare anche nel futuro. Tale trasformazione si realizza grazie alla stabilizzazione della positività etica espressa dal simbolo18 small, che graficamente indica non solo la contrapposizione ascensionale dello spirito (4 small) rispetto all’attrazione meccanicistica del male (16 small) ma appunto la stabilizzazione della positività etica, cioè la definitiva sconfitta della negatività. La doppia freccia18 smallinoltre indica sintesi hegeliana quando è contestualizzata nel gruppo 20 small, nel senso che rappresenta la sintesi di 3 small (tesi) più la negazione di 15 small(antitesi).

 

Se da un lato è vero che il conflitto tra negatività e positività morale, a livello della parte pensante, è già concluso e la negatività in quanto ideologia è stata definitivamente soppressa, a livello della quotidianità concreta il conflitto non è chiuso ma è sempre aperto. A causa dell’aumentare progressivo delle negatività provenienti dal mondo esterno, l’individuo sul piano concreto potrebbe incontrare difficoltà a gestire situazioni estreme in cui sarebbe portato inevitabilmente a compiere male. In seguito alla costituzione della parte positiva, per via di questo incremento di negatività, dalla parte agente dell’individuo si origina una sua estrema convinzione di opposizione al male che garantisce in modo assoluto anche sul piano concreto e non solo astratto la sua preservazione da qualsiasi negatività morale. Tale estrema convinzione è la parte maestro che guida la parte positiva dell’io (già in realtà autosufficiente rispetto alle situazioni negative ordinarie) in modo da affrontare in modo positivo anche le situazioni negative più critiche.

 

Cfr. Cap. 5 dell’opera base